ABITAZIONE - Masseria Terranova

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Storia di pietra, terra e memoria
La seguente narrazione si fonda sulle parole tratte da un antico documento testamentario lasciato dal precedente proprietario della Masseria Terranova, una testimonianza scritta che custodisce con precisione i contorni di un mondo agricolo ormai distante, ma ancora vivido nella memoria della pietra e della terra.

Nel testo si legge:
“Primo – una masseria denominata Terranova, messa nell’insediamento di Monopoli, contrada Malvischi, Pantanello, San Leonardo e Cavallerizza, confinante sulla strada pubblica che da Fasano messa a Putignano…”
“…della estensione di aiuola cento dieci circa, dal valore di Ducati quattordicimila cento settantanove e grano sessantasei…”

Questi passaggi ci restituiscono un quadro dettagliato della Masseria Terranova, un complesso agricolo imponente, immerso in un contesto caratterizzato da terre seminative e boschive, punteggiate da alberi fruttiferi. Una vera e propria azienda agricola storica, appartenuta in passato al Monastero di San Benedetto di Conversano, e registrata nei catasti borbonici del XIX secolo.
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Storie di pietra
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Un cuore pulsante per la comunità rurale
Nel corso delle generazioni, la Masseria Terranova non è stata soltanto un bene agricolo, ma un luogo di riferimento per le comunità locali. Durante la mietitura e la trebbiatura, il complesso si animava di vita: le aie risuonavano del rumore ritmico del grano, delle risate dei bambini, delle voci degli anziani che raccontavano storie alla luce del sole.

Nei periodi più freddi, la comunità si stringeva intorno al grande fucarile, l’antico camino, dove ci si scaldava e si condivideva il tempo e il silenzio. La piccola cappella, parte integrante del complesso, raccoglieva preghiere e benedizioni, scandendo con semplicità la sacralità della vita contadina.
All’interno del complesso rurale, oltre alle attività agricole, vi era anche quella dell’allevamento di animali come bovini, cavalli, pecore e maiali, destinati sia alla coltura sia all’industria del tempo, per un valore complessivo di oltre duemila ducati, testimoniando la centralità economica e sociale della masseria.
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Un cuore pulsante
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Un cuore pulsante
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Una memoria viva
La Masseria Terranova oggi non è solo un edificio recuperato: è una testimonianza viva di un paesaggio umano, culturale e produttivo che ha attraversato i secoli. Ogni pietra, ogni angolo, ogni traccia visibile del tempo racconta un’identità profonda, fatta di terra, di lavoro e di relazioni umane.

E così, quella che fu una ditta rurale tra le più significative del territorio, è tornata a parlare: con le sue chianche, i suoi archi, il suo silenzio antico. E con le parole di chi, più di duecento anni fa, l’ha custodita, vissuta e lasciata in eredità come parte integrante della propria storia.
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Una memoria viva
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Abitazione
Per quanto riguarda l’abitazione della masseria, si divide in due unità, di cui una situata al piano terra, ove un tempo risiedevano i contadini, gli allevatori e i loro animali, e quella al piano superiore, dimora della classe sociale più alta. Per questo motivo non è presente all’interno un collegamento diretto tra i due piani, ma risultano separati e con accessi differenti.
La facciata è caratterizzata da una pittura a calce, un tetto “a pignon”, caratteristico delle masserie locali, da un grazioso balconcino in pietra con ringhiera in ferro battuto e una porta-finestra incorniciata da un portale simile a quello presente sulla facciata della cappella, e da una scalinata da cui si accede al piano superiore.
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Per quanto riguarda l’abitazione della masseria, si divide in due unità, di cui una situata al piano terra, ove un tempo risiedevano i contadini, gli allevatori e i loro animali, e quella al piano superiore, dimora della classe sociale più alta. Per questo motivo non è presente all’interno un collegamento diretto tra i due piani, ma risultano separati e con accessi differenti.
La facciata è caratterizzata da una pittura a calce, un tetto “a pignon”, caratteristico delle masserie locali, da un grazioso balconcino in pietra con ringhiera in ferro battuto e una porta-finestra incorniciata da un portale simile a quello presente sulla facciata della cappella, e da una scalinata da cui si accede al piano superiore.
Portale d’ingresso
Appena si arriva di fronte all’edificio, lo sguardo è subito catturato dall’imponente scalinata su cui si erge il portale d’ingresso al piano nobiliare dell’abitazione.
Datato 1816, il portale in ferro battuto è incorniciato da paraste laterali e un’elegante trabeazione, con metope e fregio decorato da onde del mare e una conchiglia centrale, simbolo di protezione e rinascita. Le forme sono semplici ma solenni, testimoni di un’epoca in cui anche l’accesso a un edificio era pensato come un rito, un momento di passaggio.
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Portale d'ingresso
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Dettagli
L’ingresso, già di per sé maestoso, apre a un mondo dove la memoria architettonica è stata recuperata con rispetto e sensibilità. Un importante intervento di restauro ha restituito all’immobile le sue forme originarie, preservando le geometrie autentiche e l’identità del luogo. Ogni spazio interno racconta una storia, ogni dettaglio è stato riportato alla luce con cura, come si farebbe con una tela antica.

Uno degli elementi più affascinanti è il pavimento in chianche, lastre di pietra calcarea levigate dal tempo e dalla pazienza delle mani contadine che, oltre due secoli fa, le posero con sapienza artigiana. Calpestare queste pietre è come camminare nella storia, su superfici che hanno visto generazioni passare, vivere, lavorare. Oggi queste chianche sono tutelate e valorizzate come un bene raro, espressione autentica della cultura locale.
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Il lavoro di recupero ha poi interessato le porte originali, anch’esse risalenti a oltre duecento anni fa. Legni antichi, carichi di vissuto, sono stati trattati con tecniche conservative che hanno permesso di salvaguardarne l’anima, le venature, le tracce del tempo, senza snaturarne l’identità.

Particolarmente affascinante è uno degli architravi che sovrastano le antiche porte. Qui, la materia viva del legno si rivela in tutta la sua autenticità: si può ancora scorgere la corteccia, lasciata intenzionalmente visibile come testimonianza tangibile della natura da cui proviene. Questo architrave è realizzato in fragno, appartenente alla famiglia delle querce ed è un’essenza arborea autoctona, forte e resistente, profondamente legata al paesaggio e alla tradizione locale, poiché in Italia cresce solo in Puglia e Basilicata.
Alzando lo sguardo, si rimane colpiti dalle volte in pietra a vista, trattate con la tecnica della sabbiatura e da un soppalco suggestivo, dove le travi in legno, anch’esse originali, testimoniano un’architettura rurale tanto semplice quanto sapiente. Ogni trave è stata restaurata con estrema attenzione: nessun elemento è stato sostituito senza necessità, e dove si è intervenuti, lo si è fatto con profondo rispetto, affinché il nuovo non cancellasse il segno del tempo, ma lo esaltasse.

Contrada Torrenuova, 2 -  70011 Alberobello BA
“Finanziato tramite Avviso pubblico per la presentazione di proposte di intervento per il restauro e la valorizzazione del patrimonio archite6onico e paesaggis8co rurale - da finanziare nell’ambito del PNRR [M1.C3 – Misura 2 “Rigenerazione di piccoli si8 culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” - Inves8mento 2.2], approvato con A.D. n. 40 del 8 aprile 2022, finanziato dall’Unione europea - NextGenera8onEU e ges8to dal Ministero della Cultura; sogge6o a6uatore Regione Puglia”.
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