STALLA - Masseria Terranova

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La Stalla
Questa suggestiva struttura rurale, risalente ai primi dell’Ottocento, è un autentico esempio di architettura contadina pugliese. In origine adibita a stalla per cavalli, conserva intatti molti degli elementi che raccontano la vita e il lavoro della civiltà agricola del passato.
La facciata è semplice ma imponente, interamente intonacata a calce e dominata da un grande portale ad arco in pietra locale, con infisso in legno massello. Più in alto sbuca una piccola finestra ad arco, anch’essa in pietra a vista.

Varcando la soglia si entra in un ambiente carico di memoria. Il pavimento è quello originale in chianche e le pareti in pietra viva, tinteggiate di bianco, sono scandite da ampie nicchie ad arco, che un tempo fungevano da mangiatoie per cavalli. L’altezza di quest’ultime ne svela immediatamente l’uso: servivano a contenere il fieno e il mangime, utile agli animali per la sopravvivenza.
Guardando in alto troviamo l’antico solaio in legno, caratterizzato da un tavolato sorretto da grosse travi incastrate nella muratura, mentre al di sopra del soppalco è presente una volta a botte tinteggiata a calce.

Sulla destra è presente un camino, oggi inattivo, che veniva utilizzato dai proprietari e lavoratori della masseria per riscaldarsi durante le lunghe giornate invernali. Questo dettaglio racconta una verità fondamentale della vita contadina di un tempo: l’uomo e gli animali condividevano gli stessi spazi, perché gli animali erano parte integrante della famiglia e della sopravvivenza quotidiana. Il calore del camino scaldava entrambi, in un equilibrio semplice e solidale.
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La Stalla
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Angolo del focolare - Inizio 1800
In questo angolo della stalla si trova un piccolo focolare incassato nella muratura, tipico delle strutture rurali dell'inizio del XIX secolo. Realizzato in pietra grezza e calce, il camino era utilizzato principalmente per la preparazione di pasti semplici o per il riscaldamento invernale degli ambienti adiacenti.

Appeso al centro della volta vi è una camastra in ferro battuto, per sospendere pentole direttamente sopra la fiamma. Sotto, poggiata su un treppiede in ferro, si trova una pentola anch’essa in ferro, con coperchio, usata per bollire acqua, preparare zuppe o alimenti per gli animali. Accanto, una pala rustica in legno, utilizzata per sfornare il pane e o la focaccia

L’intero ambiente richiama la semplicità e la funzionalità della vita contadina, dove ogni oggetto aveva uno scopo preciso e duraturo.

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Angolo del focolare
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Piatto in terracotta ricucito - Testimonianza di un tempo in cui nulla si sprecava
Questo piatto in terracotta, visibilmente danneggiato e poi ricucito con cura, rappresenta uno straordinario esempio della cultura del riuso che caratterizzava la vita rurale dell’Ottocento. Anziché essere gettato via, l’oggetto è stato riparato attraverso una tecnica antica che prevedeva la foratura dei bordi della frattura e l’inserimento di sottili graffe metalliche, piegate a mano per tenere insieme i frammenti.

Le linee di rottura e i segni dell’usura raccontano la lunga storia di un oggetto quotidiano che ha continuato a servire nonostante il tempo e l’uso. Questo tipo di restauro riflette una mentalità oggi quasi perduta, in cui ogni oggetto aveva valore e veniva mantenuto con cura per durare nel tempo.

Il piatto, probabilmente usato per le mense dei contadini, oggi è una preziosa testimonianza di resilienza e ingegno domestico.
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Piatto in terracotta
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Bilancia a due piatti – Custode dell’equilibrio nei giorni della fatica
Questa bilancia a due piatti, con base in legno e piano in marmo, è un oggetto simbolo della vita quotidiana nelle stalle e nelle botteghe rurali dell’Ottocento. Era utilizzata per pesare grani, foraggi, farine e altri generi necessari alla cura degli animali e alla sopravvivenza della comunità contadina.

La sua struttura solida riflette l’accuratezza e l’affidabilità necessarie in un tempo in cui ogni misura contava: troppo poco poteva compromettere la salute di un animale, troppo poteva rappresentare uno spreco insostenibile. Al centro, l’occhio di vetro proteggeva il meccanismo interno di bilanciamento, una sorta di “cuore” della bilancia, che vegliava sulla giustizia dello scambio.

Posizionata su un robusto banco da lavoro, la bilancia era spesso testimone di contrattazioni, misurazioni attente e mani callose che cercavano l’equilibrio perfetto, non solo nei pesi, ma nella dura arte del vivere con poco e farlo bastare.
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Bilancia a due piatti
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Giogo in legno
È un oggetto agricolo tradizionale usato per l’attacco degli animali da tiro, in particolare buoi o muli, al fine di trainare aratri o carri.

È realizzato in legno massiccio, probabilmente ricavato da un solo pezzo, sagomato in modo da adattarsi al collo degli animali.
La curvatura centrale e le estremità più sottili sono caratteristiche pensate per distribuire il peso in modo equilibrato.
I fori presenti alle estremità servivano per inserire i perni o legare le cinghie che fissavano il giogo agli animali o ad altri componenti del traino.
È visibile una riparazione centrale che testimonia l’antica usanza contadina di non buttare via nulla, ma di aggiustare per continuare ad usare.

Oggi, un oggetto come questo ha un valore che va oltre la sua funzione: rappresenta la fatica contadina, il ritmo lento ma tenace della vita rurale, e soprattutto il legame profondo tra uomo, animale e terra. Esporlo in casa o in una masseria è un modo per onorare le radici familiari e mantenere viva la memoria del lavoro di chi ci ha preceduti.
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Giogo in legno
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Brocca in terracotta smaltata, detto “ capasone”
Questa brocca in terracotta, detta “capasone” è un tipico esempio di ceramica rurale pugliese,
ed era utilizzata nelle case contadine fino alla prima metà del XX secolo. Realizzata a mano al tornio, presenta una forma panciuta con collo stretto e due piccole anse laterali, ora danneggiate, che ne facilitavano la presa.

La parte superiore è ricoperta da una smaltatura color miele, ottenuta con ossidi naturali, che serviva sia come decorazione sobria sia per impermeabilizzare l'interno, rendendola adatta a contenere liquidi come acqua, vino, latte o olio. La parte inferiore, lasciata grezza, permetteva una naturale traspirazione e contribuiva a mantenere freschi i liquidi, specialmente durante la stagione calda.

Questi oggetti, spesso realizzati localmente da artigiani ceramisti, erano presenti in ogni abitazione rurale e rappresentavano una perfetta sintesi tra funzionalità e semplicità estetica. Le tracce di usura e le sbeccature testimoniano la lunga vita e l’uso quotidiano di questo recipiente.

Oggi, queste brocche sono preziose testimoni della vita semplice e autentica del mondo contadino pugliese.
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Brocca in terracotta
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Setacci antichi
Venivano comunemente impiegati per setacciare la farina o separare le impurità dal grano, soprattutto dopo la macinazione. In ambito contadino, erano uno strumento fondamentale nella preparazione degli alimenti, ma potevano essere usati anche per altri scopi, come la selezione di semi o legumi.

Sono caratterizzati da una struttura circolare in legno a sostegno di una rete metallica sottile e fitta o di una lastra metallica bucherellata.
Oggi rappresenta una testimonianza del saper fare contadino, della vita semplice e operosa di un tempo, quando ogni oggetto aveva una funzione precisa e veniva costruito per durare. Appeso a una parete, diventa un elemento decorativo ricco di storia e significato.
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Setacci antichi
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Queste immagini raccontano il rito antico della trebbiatura, un momento sacro e vitale che si celebrava nei campi all’inizio dell’estate, tra giugno e luglio. Era il tempo della battitura del grano e del frumento, il momento in cui la fatica dell’anno si trasformava in pane, pasta e altri tesori preziosi della tavola contadina.

La trebbiatura non era solo lavoro: era festa e condivisione. Tutta la contrada si ritrovava, dai più piccoli agli anziani, per aiutare e partecipare. Si creava un’atmosfera unica, fatta di sudore, di canti, di voci che si rincorrevano nel vento dorato dei campi. Intorno alle grandi macchine da trebbiatura e ai carri carichi di spighe, si intrecciavano storie, sorrisi e mani laboriose.

Nascevano vere e proprie strutture di paglia, torri dorate che sembravano toccare il cielo, a testimoniare la grandezza del raccolto e l’ingegno degli uomini. La campagna si animava di vita e di speranza, nella consapevolezza che quel duro lavoro avrebbe garantito il nutrimento per l’inverno.

Ogni colpo di forcone, ogni fascio raccolto raccontava la storia di una comunità che, unita, sfidava la fatica e il sole, celebrando la generosità della terra.

Contrada Torrenuova, 2 -  70011 Alberobello BA
“Finanziato tramite Avviso pubblico per la presentazione di proposte di intervento per il restauro e la valorizzazione del patrimonio archite6onico e paesaggis8co rurale - da finanziare nell’ambito del PNRR [M1.C3 – Misura 2 “Rigenerazione di piccoli si8 culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” - Inves8mento 2.2], approvato con A.D. n. 40 del 8 aprile 2022, finanziato dall’Unione europea - NextGenera8onEU e ges8to dal Ministero della Cultura; sogge6o a6uatore Regione Puglia”.
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